Quanto costa mediamente una App iOS/Android?

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Quanto costa mediamente una App iOS/Android?

In base alla nostra esperienza possiamo dire che mediamente la realizzazione di una App costa 15’000 € + IVA.

Su internet le risposte a questa domanda sono perlopiù elusive come se essere trasparenti e dire chiaramente quanto costa sia un problema. In altri casi vengono dati dei range di prezzo senza senso: da 5’000 a 50’000 €. Queste risposte fanno perdere tempo e desistere chi è potenzialmente ben intenzionato a commissionare lo sviluppo di una App.

Abbiamo quindi voluto evitare giri di parole e dare la risposta ancora nella prima riga: analizzando tutti i progetti da noi realizzati, possiamo dire che in media il costo di una App iOS/Android si aggira intorno ai 15’000 € + IVA.

Se vuoi puoi contattarci per un preventivo preciso per il tuo caso specifico oppure continuare nella lettura per scoprire quali fattori incidono sui costi di sviluppo e come contenere i costi.


 

Indice:


 

Quali fattori determinano il costo?

Di seguito riportiamo un elenco delle caratteristiche o delle richieste che abbiamo ricevuto e che determinano una variazione nei costi di sviluppo e alle volte di “manutenzione” dell’App.


 

Piattaforma Android, iOS o entrambe?

La quasi totalità degli smartphone presenti in commercio è equipaggiata con un sistema operativo iOS (Apple) oppure Android (Samsung, Google, Asus, ecc.).

Fino al 2014 sviluppare per entrambi i S.O. era piuttosto dispendioso. Di fatto bisognava realizzare due volte la stessa App, una con il linguaggio Java di Android e una con il linguaggio Objective-C/Swift di iOS.

Quindi scegliere di rilasciare una App per entrambe le piattaforme voleva dire il doppio dei costi (in realtà almeno 3 volte di più perché i linguaggi nativi specialmente della Apple sono più “ostici”)!

Noi siamo stati pionieri e fin da subito abbiamo abbracciato lo sviluppo di App Ibride grazie al mobile framework Apache Cordova.

Grazie a questa tecnologia è possibile usare un solo linguaggio di programmazione per sviluppare la App che viene poi “impacchettata” nativamente per entrambi i S.O. Android e iOS.

In questo caso il costo per sviluppare una App per entrambe le piattaforme iOS/Android è solo un 20% maggiore della singola piattaforma. Quindi se per esempio lo sviluppo di una App solo Android costa 12’500 € allora la stessa App per entrambe le piattaforme costerà circa 15’000 €. Un bel risparmio!

Ciò detto comunque è bene chiedersi se serva o meno il supporto ad entrambe le piattaforme.

Ad esempio se per una App “Social” è quasi d’obbligo il supporto ad entrambe le piattaforme, in modo da abbracciare il maggior numero di utenti, non è così importante invece nel settore industriale. Ovvero, se la App è pensata per un uso “privato” interno all’azienda allora ha più senso sviluppare solo la App per la versione Android (più aperta ad integrazioni con sistemi esterni).


 

Quando non si può utilizzare la tecnologia ibrida?

Come abbiamo visto quasi sempre conviene utilizzare la tecnologia Ibrida. Nel caso di App iOS e Android è abbastanza ovvio si dimezzano i costi e nel caso di App solo per Android o solo per iOS ha comunque senso lasciare aperta la porta ad un’eventuale rilascio successivo anche per altre piattaforme (cosa che con lo sviluppo nativo non è possibile, a meno di riscrivere da zero tutta l’App per la nuova piattaforma).

Viene da chiedersi: come mai allora alcune App sono sviluppate in modo nativo?

La risposta è semplice. Quando una App deve sfruttare al massimo la “potenza” hardware del cellulare, come ad esempio nel caso di videogiochi 3d o App di visione artificiale, allora bisogna per forza di cose sviluppare la App in modo nativo. In tutti gli altri casi la differenza di prestazioni tra nativo e ibrido non è rilevabile.


 

Pubblicata sugli store o privata ad uso aziendale?

Normalmente gli utenti cercano, acquistano o scaricano le App dagli store ufficiali.

Lo store ufficiale per le App iOS è l’Apple Store, mentre quello per le App di Android è il Google Play Store.

Una App prima di poter essere pubblicata sugli store richiede una lunga sequenza burocratica di approvazione da parte di Apple e di Google. In media, da quando la App viene inviata agli store, servono dai 7 ai 14 giorni per la pubblicazione, sempre che non vengano riscontrate delle violazioni alle norme dei due store App Store Review Guidelines e Google Play Store – Norme Sviluppatori.

Inoltre, periodicamente la Apple e Google modificano le proprie policy e le linee guida a cui devono sottostare tutte le App pubblicate, aggiornano i software di sviluppo (SDK) e la versione e le API del S.O.. Ciò “obbliga” una periodica manutenzione delle App che nella maggior parte dei casi si traduce in modifiche al codice sorgente della App e riscrittura di parti della stessa, con conseguente nuovo rilascio sugli store e quindi una nuova richiesta di approvazione per gli store. Ogni invio di aggiornamento, che sia correzione di bug o aggiunta di nuove funzionalità, segue sempre lo stesso iter di creazione del pacchetto, invio agli store e attesa del responso del processo di revisione e test. La creazione del pacchetto implica inoltre che lo stesso venga “firmato” digitalmente con dei certificati che ne garantiscano l’integrità e il contenuto per ragioni di sicurezza. Questi certificati hanno una scadenza annuale e quindi quando si procede al nuovo rilascio se scaduti vanno rinnovati.

Come si può capire questa attività di pubblicazione della App sugli store richiede in media due giorni di lavoro per ogni store, ovvero circa 600 €/store.

I rilasci successivi alla prima pubblicazione (ad esempio per inviare una nuova versione della App con nuove funzionalità o con la correzione a Bug) sono un po’ meno complessi, ma richiedono sempre l’iter di approvazione e gran parte delle attività di preparazione del pacchetto aggiornato e di sottomissione agli store. In media richiedono quindi un giorno di lavoro a store vale a dire circa 300 €/store.

Oltre al costo “principale” da sostenere per l’attività di pubblicazione, per completezza, riportiamo anche i canoni da riconoscere agli store.

Per poter pubblicare una App bisogna infatti essere registrati come sviluppatori sui rispettivi store (come individuo o come azienda) e pagare un canone annuale di 100 € per Apple e 35 € una tantum per Google. Per l’iscrizione come azienda inoltre bisogna prima ottenere un D-U-N-S® Number che va richiesto a Dun & Bradstreet.

Noi di Garda Informatica, in quanto sviluppatori di App, abbiamo già seguito l’iter di registrazione sugli store e possiamo pubblicare App con il nostro account sviluppatore, quindi molto spesso per “semplificare” la vita dei nostri clienti pubblichiamo le App direttamente con il nostro account. Questo comporta che dalla scheda della App sui rispettivi store si veda che lo sviluppatore è Garda Informatica.

Tipicamente non è un problema, ma esistono almeno due casistiche in cui il cliente deve aprire in prima persona l’account sviluppatore sugli store e pagare i relativi canoni.

  • il primo caso si ha quando vuole figurare lui come “sviluppatore”;
  • il secondo caso si verifica quando l’App è messa in vendita sugli store e quindi per questioni fiscali e di pagamento, per forza di cose, deve figurare il cliente;

Una volta che il nostro cliente si è registrato, ci fornisce le credenziali di accesso e noi operiamo direttamente attraverso il suo account. In questa casistica anche i nostri costi di pubblicazione aumentano di un 50% perché oltre alle normali attività dobbiamo preoccuparci di mantenere configurati i tool di sviluppo (Mac, Smartphone di test, Xcode, software di sviluppo, ecc.) anche con l’account del cliente, oltre ovviamente al nostro.

Il Cliente deve tenere presente prima di scegliere se aprire un account sviluppatore proprio o pubblicare attraverso il nostro, che successivamente ala pubblicazione è sempre possibile migrare una App da un account ad un altro, ma non è un’operazione banale. Bisogna infatti fare richiesta ad Apple, a Google e seguire l’iter burocratico: lento e macchinoso.

Tutti i costi di pubblicazione, aggiornamento, approvazione, ecc. possono essere annullati in un solo caso: quando la App è solo Android e quando è pensata per un uso privato, tipico del settore Enterprise.

Android infatti permette, previa autorizzazione dell’utente dello smartphone, di installare una App anche da sorgenti sconosciute semplicemente scaricandola come un normale file da internet. Per questo motivo quando un’azienda ci commissiona lo sviluppo di una App da far utilizzare ai suoi dipendenti internamente, noi consigliamo la piattaforma Android.

La tendenza recente all’industria 4.0 sta avvicinando anche le aziende al settore delle App personalizzate. In commercio esistono vari modelli di smartphone Android “rugged” pensati per resistere agli urti, alle cadute, alla polvere ecc. Sono quindi dei perfetti sostituti dei costosi palmari. Una App studiata su misura della realtà di un’azienda permette ai dipendenti di svolgere più agilmente il proprio lavoro e al management di avere dati in tempo reale provenienti dal campo. La carta e i tempi di trascrizione carta-PC vengono eliminati.


 

Funzionamento online o anche offline?

Per loro natura alcune App devono poter funzionare anche quando manca la connettività Internet (offline), altre invece hanno senso solo se c’è connettività (online).

Un esempio di App che necessitano della connessione ad internet sono tutte quelle social come Facebook, Twitter, Youtube, ecc. Se non sono connesso non posso vedere video, ricevere notifiche push, pubblicare post, ecc.

Gmail o le App di produttività di Google come Google Fogli, Docs, ecc. funzionano in entrambe le modalità: online e offline. Il funzionamento principale è online, ma se manca la connettività permettono comunque di consultare i dati già scaricati e di scrivere email o modificare documenti. Quando torna la connessione, in modo trasparente, vengono aggiornati i dati nel Cloud con le modifiche fatte quando si era offline.

Quasi tutte le App per il settore Enterprise devono prevedere il funzionamento Offline. Molto spesso si passa da ambienti dove c’è una buona copertura del segnale della rete cellulare, e quindi internet, a zone dove non prende. Le App Enterprise per quanto possibile devono cercare di “gestire” anche l’assenza di segnale, in modo da non interrompere la produttività aziendale. I dati modificati dall’utente vengono salvati sul dispositivo e inviati al server Cloud non appena torna la connessione. Allo stesso modo i dati ricevuti dal server Cloud vengono salvati sul dispositivo per poter essere consultati anche quando salta la connessione.

Come si può immaginare realizzare una App che debba funzionare sia in modalità online che offline aumenta i costi. Inoltre è una caratteristica strutturale dell’App che va quindi prevista ancora in fase di progettazione. Aggiungerla in corsa può voler dire stravolgere l’App e le sue logiche.

In base alla nostra esperienza possiamo dire che una App che “gestisca” l’assenza di connettività costa in media un 40% in più rispetto alla stessa App realizzata senza l’opzione offline.


 

Con pannello di amministrazione/backend/Cloud server?

Molto spesso la App è solo la punta di un iceberg, ovvero è solo ciò che gli utenti vedono e con cui interagiscono. Dietro le quinte però la App scambia dati con un’infrastruttura Cloud che immagazzina i dati, li elabora e li fornisce alla App. Gli amministratori/moderatori della App molto spesso hanno bisogno di poter accedere a questi dati per mezzo di un pannello di amministrazione.

Esempi di utilizzo del pannello di amministrazione sono:

  • analisi statistiche;
  • inserimento dei dati nell’applicazione;
  • autorizzazione/blocco utenti;
  • registrazione e gestione pagamenti;
  • esportazione dati e generazione report o stampe;
  • moderazione commenti;
  • gestione banner pubblicitari;
  • ecc.

Oltre alle funzionalità tipicamente riservate agli amministratori che abbiamo appena visto, per alcune App il backend può essere inteso come la versione “potenziata” delle funzionalità della App rese accessibile a vari ruoli utenti (amministratori, moderatori, utenti finali). In questo caso oltre alla App si ha quindi un utilizzo anche della versione web della stessa da cui è possibile accedere alle stesse funzioni e nuove specifiche dell’uso da PC.

In alcuni casi però il backend non serve. Semplici App che non devono comunicare con un server Cloud sono molto spesso prive di backend. Gli esempi più ovvi sono la App torcia, calcolatrice, sveglia, bussola, ma esistono anche App ad uso aziendale che possono essere realizzate senza backend come ad esempio App che permettono di eseguire calcoli specifici per il dimensionamento statico dei serramenti.

Da un punto di vista dei costi, nel caso di App che preveda la realizzazione di un backend, si può dire che fatto cento il costo totale di sviluppo, 70% è rappresentato dallo sviluppo dell’App e il restante 30% dallo sviluppo del backend.

Ai costi di sviluppo vanno aggiunti i costi mensili per l’uso dell’infrastruttura Cloud. Per sua natura l’infrastruttura Cloud scala. Questo vuol dire che all’aumento delle richieste e dell’uso della App è possibile aumentare la potenza di calcolo del Cloud e le risorse di memoria. In questo modo le risorse allocate e quindi i costi seguono il successo dell’App.

Indicativamente va considerato un costo di almeno 60 € al mese per il Cloud.


 

Registrazione utenti in autonomia?

Una logica comune a molte App è la registrazione degli utenti in autonomia.

Il processo di registrazione utente comporta le classiche funzionalità: login, registrazione, password dimenticata, invio codice di attivazione, conferma codice di attivazione.

Appare evidente che questo processo preveda la presenza di un pannello di amministrazione che consenta la gestione degli utenti che si sono registrati in autonomia (Es. bloccare chi usa in modo improprio la App, esportare gli indirizzi e-mail per l’invio di newsletter, ecc.).

Se nelle applicazioni web solitamente la conferma della registrazione avviene visitando un link ricevuto sulla propria email. Nel caso delle App si utilizza più spesso l’invio di un codice di conferma via SMS da inserire poi nella App per confermare il proprio numero di cellulare e quindi l’utenza.

Mentre l’invio delle email da parte del server è gratuito (entro certi volumi), l’invio di SMS invece richiede l’utilizzo di un gateway SMS. I Gateway SMS permettono al server l’invio di SMS. Il credito SMS viene acquistato a pacchetti di SMS con vari tagli (Es. 1000 sms con consegna garantita € 80, ecc.).

In media una normale funzionalità di registrazione utenti con invio di SMS fa lievitare il costo di una App di 2’000 €.


 

Multilingua?

Il sogno di qualunque CEO è che la propria idea varchi i confini nazionali e scali. Perché ciò sia possibile la App deve essere multilingua.

Esistono due tipi di multilingua. Il multilingua base prevede la possibilità di visualizzare le schermate della App in più di una lingua. In questo caso nella realizzazione della App ogni volta che c’è un’etichetta o una scritta deve essere implementato il codice che “pesca” la giusta traduzione dai file di lingua.

In questo caso, terminato lo sviluppo, forniamo al nostro Cliente un file “matrice” contenente tutti i testi da tradurre. Il Cliente, o un traduttore professionista, utilizzando un software apposito come POEdit produce i file di lingua di interesse.

Dal nostro punto di vista se la App viene implementata con il supporto al multilingua il numero di lingue non incide: è solo un file di lingua in più da aggiungere.

Il multilingua “vero” invece oltre alla semplice traduzione dei testi prevede anche che altri elementi si adattino in base al paese dell’utente, come le date (in base ai fusi orari), il formato delle date (Es. giorno/mese/anno oppure mese/giorno/anno), dei numeri (es. 1’927,45 o 1’927.45), ecc.

Indicativamente il multilingua base fa aumentare di un 10% i costi di sviluppo, mentre il multilingua “vero” di almeno un 15%.

C’è da dire che nella fase iniziale per contenere i costi uno degli elementi che è meglio sacrificare è proprio il multilingua. Se la App ha successo sarà un “problema” felice aggiungere successivamente il supporto al multilingua.


 

Notifiche Push?

Tutti siamo abituati a sentire lo smartphone suonare o vibrare quando riceviamo una mail, un messaggio WhatsApp o una notifica da Facebook. Inoltre siamo abituati a vedere il bollino rosso con il numero di messaggi non letti sull’icona della App e leggere il testo del messaggio nell’area di preview delle notifiche.

Una App per manifestare questi comportamenti deve implementare le notifiche push.

Ricorda: le notifiche push richiedono la presenza di internet e la presenza di un backend. Vediamo perché.

Tutto ha inizio dal nostro server Cloud. Al verificarsi di un qualche evento, presenza di un nuovo messaggio o simile, il cloud server decide che è il momento di mandare una notifica al nostro smartphone. Per farlo però deve contattare i server della Apple (nel caso di App per iOS) o i server di Google (nel caso di Android) e chiedere a loro di inviare la notifica. Per questioni di sicurezza bisogna passare per forza dai servizi di Apple Apple Push Notification Service e Google Firebase Cloud Messaging. Non solo, tutte le richieste di invio devono essere firmate con degli appositi certificati che ne garantiscono l’autenticità e prevengono invii fraudolenti.

La bella notizia è che al momento Apple e Google mettono a disposizione gratuitamente la loro infrastruttura per l’invio delle notifiche.

Dal punto di vista dei costi di sviluppo la funzionalità di invio notifiche con tutto ciò che comporta costa mediamente 2’000 €.


 

Lettura codici a barre e/o tag NFC?

Nel settore industriale i codice a barre o i tag NFC sono un comodo espediente che permette di evitare l’inserimento di dati.

I barcode si leggono con la telecamera dello smartphone. In Android sono supportati tutti i principali tipi di barcode 1D e 2D (es. QR code).

I tag NFC sono dei dischetti di plastica dal diametro di 34mm, schermati e impermeabili, certificati IP68, resistenti fino a 230°C, rivettabili e dotati di colla 3M per uso industriale. Tali tag possono essere letti e scritti con uno smartphone (quasi tutti gli smartphone Android hanno l’hardware necessario a leggere e scrivere gli NFC) semplicemente per prossimità. Basta infatti toccare il tag con lo smartphone per poterne leggere il contenuto.

Tradotto in costi di sviluppo per la App queste funzionalità hanno un prezzo medio di 1’000 €.


 

Geolocalizzazione?

Tutti gli smartphone sono venduti con il dispositivo GPS. Il GPS permette di conoscere la propria posizione geografica. Una App può quindi registrare la posizione dello smartphone e comunicarla periodicamente ad un server.

Solitamente la funzionalità di geolocalizzazione si accompagna con la visualizzazione della propria posizione sulla mappa. Lo standard de facto per le mappe è Google Maps.

A tal proposito è da tenere presente che per visualizzare la mappa di Google all’interno della App bisogna registrarsi alla console sviluppatori di Google e ottenere così una chiave (API key) che permette di utilizzare il servizio mappe di Google. Fino a 25’000 caricamenti al giorno della mappa da parte della propria App, il servizio di Google è gratuito. Oltre tale limite costa $0.5 dollari ogni 1000 caricamenti aggiuntivi. Maggiori dettagli sui costi di Google Maps si possono leggere all’indirizzo https://developers.google.com/maps/pricing-and-plans/.

Aggiungere la funzionalità di “registrazione” della posizione GPS ad una App costa in media 2’000 €.


 

Utilizzo fotocamera?

Poter scattare una fotografia o registrare un breve video è un’operazione naturale per una App.

Da un punto di vista tecnico però una fotografia o un video pesano enormemente di più rispetto a semplici dati conservati in un Database.

Per questo motivo una App con queste funzionalità deve essere progettata in modo da archiviare questi dati in una infrastruttura Cloud pensata appositamente per immagazzinare grandi quantità di dati. La tecnologia attualmente migliore è rappresentata dall’Object Storage S3 di Amazon usata ad esempio dietro le quinte da Dropbox. Anche altri fornitori di hosting hanno implementato questa tecnologia come ad esempio Aruba Cloud in Italia.

Indicativamente conservare 10’000 immagini ad una media risoluzione costa 100 €/anno.

Implementare questa funzionalità all’interno di una App costa 2’000 €.


 

Come monetizzi? App gratuita, Acquisti In-App, App a pagamento, banner pubblicitari?

La App, quasi sempre, è l’elemento chiave di un piano imprenditoriale che ha come obiettivo ultimo la generazione di reddito.

Esistono vari modi di monetizzare. Ciascuno prevede delle modalità diverse di implementazione che incidono più o meno sui costi di sviluppo.

Vediamo i principali canali per monetizzare:

  • App gratuita: il primo scenario è quello di una App gratuita che si può liberamente scaricare dagli store. In questo caso solitamente la App dà accesso ad un servizio e ciò che si monetizza è il servizio. Ad esempio possiamo pensare a Netflix. La App la può scaricare chiunque, ma per poter vedere i film bisogna aver pagato il servizio. Specialmente all’inizio tutta la parte commerciale si può tenere separata dall’App e dal backend. L’unica informazione che va riportata nel backend è lo stato di ogni utenza: attivo, non attivo. La App gratuita da un punto di vista dello sviluppo non comporta costi aggiuntivi.

  • Acquisti In-App: in questo caso la App è gratuita e gli utenti la possono scaricare liberamente. Durante l’uso l’App propone degli acquisti opzionali per funzioni premium, contenuti aggiuntivi, abbonamenti, ecc. Per consentire questa interazione vanno implementate nella App le API di Apple e Google per gli acquisti in-app. Ciò comporta un aumento di 2’000 € nei costi di sviluppo. Da tenere presente che Apple e Google trattengono il 30% dei guadagni fatti con gli acquisti In-App. Inoltre, in questo caso l’azienda che ci commissiona la App deve aprire in prima persona un account sviluppatore sugli store.

  • App a pagamento: in questo caso da un punto di vista dello sviluppo non ci sono costi, esattamente come nel caso dell’App gratuita. Come per gli acquisti In-App Apple e Google trattengono il 30% dei guadagni e va aperto l’account sviluppatore con i dati del committente dell’App.

  • Banner pubblicitari: l’App è gratuita e monetizza grazie alla visualizzazione di banner pubblicitari. L’opzione più remunerativa si ha quando la vendita degli spazi pubblicitari è gestita direttamente senza intermediari. Sviluppare questa caratteristica costa 1’000 €.


 

Smartphone, Tablet o entrambi?

Da un punto di vista tecnologico l’unica cosa che cambia tra uno smartphone e un tablet è la dimensione e risoluzione dello schermo. Un tablet è uno smartphone più grande.

Ad una App pensata solo per una classe di dispositivi (solo smartphone o solo tablet) è richiesta una sola interfaccia pensata per le dimensioni medie dello schermo di quei dispositivi (5 pollici smartphone e 9 pollici tablet).

Nel caso invece di una App che debba funzionare sia su smartphone che su tablet vengono a crearsi due possibilità:

  • la prima e più frequente si ha quando si sviluppa l’interfaccia per tablet e si rende “adattiva” all’aumento della risoluzione. In questo caso l’interfaccia su smartphone e su tablet sarà uguale. Semplicemente su tablet ci sarà più spazio per le scritte, per i bottoni ecc. La disposizione degli elementi e il numero di elementi non cambia tra smartphone e tablet. Questa opzione non comporta aumenti di costo.

  • l’alternativa è realizzare un’interfaccia potenziata per il tablet con più elementi, magari disposti in modo diverso rispetto allo smartphone. Di fatto è un po’ come realizzare due interfacce e quindi i costi aumentano di un 30% rispetto alla sola versione per smartphone.

Noi tipicamente consigliamo la prima opzione anche perché la diffusione dei tablet è inferiore rispetto agli smartphone. Addirittura alcune App famose come ad esempio WhatsApp non sono presenti su tablet (a meno di installarle forzatamente).


 

Quante schermate?

Oltre agli elementi ricorrenti che cambiano il prezzo di una App analizzati fino ad ora, per poter fare una stima corretta bisogna entrare nel merito delle funzionalità specifiche della App.

Un modo empirico abbastanza valido è quello di contare il numero di schermate della App che si ha in mente. Grossomodo ogni schermata sarà di supporto ad una funzionalità, quindi il numero di schermate è una valutazione indiretta del numero di funzionalità e della loro complessità. Infatti, una funzionalità semplice potrà essere resa con una sola schermata mentre una più complessa avrà bisogno di più schermate per poter essere “spiegata” in modo intuitivo all’utente della App.

Quando si progettano le schermate della App, per fare in modo che presenti un’esperienza utente vincente, bisogna cercare di semplificare il più possibile ed eliminare il superfluo dalle interfacce. Ogni interfaccia dovrebbe avere un solo scopo, pochi campi e pochi bottoni.

In media il costo per ogni schermata si aggira intorno ai 500 €.


 

Come risparmiare?

Il primo passo per risparmiare è mettere per iscritto quello che abbiamo in mente. Può sembrare strano, ma molti pseudo-startupper pensano che una volta che hanno avuto l’idea basti raccontarla allo sviluppatore per ottenere dopo 5 o 6 mesi la App che avevano in mente.

Non funziona così.

L’idea che possiamo avere in mente è solo la punta dell’iceberg. Lo sviluppatore ha bisogno di conoscere tutti i dettagli nascosti sotto al pelo dell’acqua.

Tutte le funzionalità vanno descritte per bene nero su bianco e vanno realizzate delle bozze su carta di tutte le schermate che comporranno la App.

Questo è il primo punto dove si può risparmiare. Se l’imprenditore è smart e dinamico non troverà difficoltà a seguire la guida che abbiamo scritto Come ottenere un preventivo per una App?.

Se invece l’imprenditore non ha tempo, può descriverci la sua idea. Ci penseremo noi, al posto suo, a fare questo lavoro di analisi preventiva al costo di 2’000 €.

Vuoi risparmiare ulteriormente?

Se non sai cosa vuol dire MVP, sappi che l’idea che hai in mente ha già più funzionalità di quelle che servono. Devi pensare a togliere tutto il superfluo in modo che resti la descrizione di quelle funzionalità minime che servono a verificare l’utilità/successo/riscontro sul mercato della tua idea. Devi cioè pensare al Minimum Viable Product.

Per capire bene cosa si intende per MVP consigliamo la lettura dell’illuminante articolo Making sense of MVP (Minimum Viable Product) – and why I prefer Earliest Testable/Usable/Lovable.

I costi sono ancora troppo alti?

Sei sicuro che ti serva una App? Molte idee si possono anche realizzare sotto forma di Applicazioni Web Mobile.

Sono dei “siti web” pensati appositamente per essere utilizzati da smartphone. Una Applicazione Web Mobile non viene pubblicata sugli store, ma si raggiunge con il browser dello smartphone digitando l’url nella barra degli indirizzi.

Per fare un esempio Gmail o Facebook possono anche essere aperti con il browser dello smartphone e la visualizzazione è simile a quella della App, ma sono a tutti gli effetti dei “siti web”.

Il vantaggio è rappresentato dal costo inferiore dovuto al fatto di non dover sottostare alle decisioni imposte da Apple e Google. Di contro ci sono alcuni vincoli:

  • una web application mobile non può funzionare completamente offline;
  • una web application mobile non può accedere a tutte le funzionalità dell’hardware del dispositivo. Ad esempio non è possibile leggere un tag NFC, un barcode, ecc.


 

Che tempistiche ci vogliono?

In media ci vogliono 5 mesi per lo sviluppo e 15gg per il primo rilascio sugli store.

Più in generale una buona approssimazione dei tempi di sviluppo, espressi in mesi, si ha dividendo il costo di sviluppo per 3000.

Lo sviluppo comunque procede con cadenza mensile. Alla fine di ogni mese si fa un rilascio di test privato per dar modo al committente di valutare lo stato di avanzamento dei lavori e per renderlo partecipe del processo di creazione della App.

E’ possibile velocizzare i tempi?

No, per fare un lavoro ben fatto questi sono i tempi!

Comunque per avere una stima precisa per il tuo caso contattaci per un preventivo.


 

Esempi di prezzi per le App

Per concludere questa trattazione riportiamo di seguito degli esempi di costo di sviluppo di App. Vanno intesi come prezzi medi. Per avere una quotazione reale potete chiederci un preventivo per il vostro caso specifico.

  • € 5’000 – App senza logiche come ad esempio un prototipo da mostrare agli investitori oppure una App semplice priva di backend solo per Android.

  • € 7’000 – App solo Android con backend, priva di registrazione e senza gestione offline.

  • € 15’000 – App iOS/Android con backend, registrazione, notifiche push, geolocalizzazione.

  • € 30’000 – App iOS/Android con backend, registrazione, funzionamento offline, notifiche push, geolocalizzazione, multilingua base, foto, banner;

  • € 60’000 – App iOS/Android nativa con backend, registrazione e notifiche push.

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